I trapianti da molti anni sono stati indicati come una possibile terapia del diabete, soprattutto del diabete tipo 1.
Da anni anche in Italia vengono eseguiti in soggetti con diabete tipo 1 trapianti di pancreas oppure di isole pancreatiche. I primi, decisamente più invasivi, con molto successo. I secondi, molto meno invasivi, con successi spesso solo transitori. In entrambi i casi è necessaria una terapia anti-rigetto per il resto della vita e questa terapia a volte non è innocua. Per questo i trapianti sono eseguiti solo in casi selezionati.
Grandi aspettative sono poste sui trapianti di cellule staminali pluripotenti che possono differenziarsi in cellule che producono insulina. Queste cellule devono però dimostrare di non possedere difetti intrinseci altrimenti in poco tempo rischiano di diventare inattive.
Una recente ricerca americana ha suggerito che cellule staminali pluripotenti ricavate da cellule cutanee di facile reperimento senza procedure invasive (fibroblasti) non sono diverse quando ottenute da soggetti sani e da soggetti con diabete tipo 1. In questi ultimi le cellule sembrano essere integre e quindi pienamente utilizzabili per essere trapiantate.
Questo risultato incoraggia a proseguire ricerche per sviluppare procedure di auto-trapianto di cellule staminali pluripotenti per rimpiazzare le cellule che producono insulina nel diabete.
È importante sottolineare che alcuni laboratori di ricerca italiani stanno lavorando in questo ambito.