13/09/2017 - Ricercatori e diabete

Le responsabilità di un ricercatore sono ancora maggiori di quelle di un medico. Questa riflessione riguarda forse maggiormente i ricercatori che operano nel settore biomedico ma non è una loro esclusiva perché anche gli altri si muovono in contesti che hanno un grande impatto sulla storia dell'uomo. Quello che il ricercatore scopre o più semplicemente osserva e riferisce alla sua comunità, per quanto apparentemente piccolo e poco rilevante, contribuisce comunque ad aprire o a chiudere una strada, a confermare, rafforzandolo, o a negare, indebolendolo, quanto osservato da altri, a porre le basi per osservazioni e scoperte successive. Sempre, anche se con un peso maggiore o minore a seconda delle circostanze, quello che un ricercatore pubblica o riferisce ad un convegno contribuisce al progresso della conoscenza. E il progresso non riguarda mai una sola persona ma l'intera umanità.
Per questo le doti prioritarie di un ricercatore non sono la cultura, l'intuizione, l'innovatività e il rigore ma piuttosto l'onestà, la lealtà e la sincerità. Il ricercatore deve essere onesto nel compiere le sue ricerche, leale nei confronti dei colleghi con cui interagisce più o meno direttamente, sincero nel comunicare alla sua comunità quello che ha osservato. Ricordando che la partita che sta giocando non riguarda solo lui e i suoi pari ma l'intero genere umano.
Il ricercatore che falsifica i propri dati o che li nasconde o li enfatizza impropriamente per meri interessi personali non solo viola il codice etico della comunità scientifica ma altera il corretto fluire della conoscenza. Quel ricercatore ostacola il progresso e quindi danneggia l'intera l'umanità, soprattutto in un'epoca di globalizzazione come l'attuale.
Il medico stolto con una singola azione può fare danni ad una persona mentre il ricercatore menzognero con un singolo atto può causare danni ad una moltitudine di persone.

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