
Ci sono persone, a volte neppure laureate in medicina, che sostengono sui media i benefici per la salute (oltre che per il loro conto in banca, ma questo non lo dicono) della dieta paleolitica, basata soprattutto sulle proteine e i grassi e con bassissimo contenuto di carboidrati (circa 50 g al giorno, tutti provenienti da verdura e frutta). Vedi al proposito la loro piramide alimentare e gli alimenti tassativamente vietati.
Queste persone non sanno che nel paleolitico le poche calorie introdotte provenivano al 70-80% da frutti, tuberi, semi, bacche, ecc. (rigorosamente selvatici). Quindi la piramide alimentare vedeva in realtà la carne al vertice.
Queste persone arrivano a dire che la dieta paleolitica può prevenire tutte le malattie, persino il diabete tipo 1. Una malattia, secondo loro, causata dall’eccesso di carboidrati tipico della dieta mediterranea. Ipotesi priva di fondamento e smentita anche dagli studi epidemiologici. Basta un solo esempio. Tutto italiano. In Italia, in termini di composizione della dieta (carboidrati, grassi, proteine) si mangia troppo ma più o meno allo stesso modo al nord, al centro, al sud e nelle isole. Ebbene in Sardegna l’incidenza del diabete tipo 1 è circa 7 volte più alta che nel resto del Paese. Quindi c’è ben altro in gioco rispetto ai presunti malefici della pasta, del riso, del pane o delle patate. E non risulta che in Sardegna ci siano molti più casi di diabete tipo 1 perché si mangia meno curcuma, cannella, zenzero, chiodi di garofano, pepe nero o altre spezie rispetto al Continente.
Che sia il mirto oppure il filu ‘e ferru che notoriamente le puerpere sarde mettono nei biberon?