Le sulfoniluree sono utilizzate per la terapia del diabete tipo 2 da quasi 70 anni. La classe include varie molecole e in Italia al momento sono disponibili preparati contenenti glibenclamide, gliclazide, glimepiride, glipizide, gliquidone. Esistono anche pastiglie in cui la glibenclamide è associata alla metformina oppure la glimepiride è associata a pioglitazone.
Assimilabili alle sulfoniluree sono le glinidi, sul mercato da 30 anni e con identico meccanismo d'azione. In Italia l'unica glinide disponibile è repaglinide.
Sulfoniluree e glinidi aumentano la secrezione di insulina dalle cellule beta del pancreas indipendentemente dalle necessità dell'organismo e per questo a volte possono causare ipoglicemia.
Devono essere assunte prima del pasto, in genere una sola volta al giorno a colazione oppure a pranzo (sulfoniluree) oppure 2-3 volte al giorno (glinidi). Il dosaggio è variabile e va personalizzato.
Interagiscono con molti farmaci che ne possono aumentare l'effetto, causando ipoglicemia. Per questo vanno usate con molta attenzione in chi assume altri farmaci. Soprattutto serve molta attenzione negli anziani perché sono più vulnerabili in caso di ipoglicemia.
Per il rischio di ipoglicemia e per le numerose alternative attualmente disponibili per la cura del diabete le sulfoniluree sono attualmente farmaci di terza o quarta scelta nella terapia del diabete. Ciononostante in Italia ancora il 45% dei diabetici tipo 2 assume sulfoniluree o glinidi. Tale percentuale è destinata a ridursi nel tempo man mano che verranno più largamente utilizzati altri farmaci dotati di pari o superiore efficacia e di maggiore sicurezza, in accordo con le linee guida nazionali e internazionali.
A proposito di linee guida, quelle italiane raccomandano nel caso di uso di una sulfonilurea di scegliere sempre la gliclazide, preferendone i più comodi preparati a rilascio modificato. La gliclazide ha sostituito la glibenclamide nella lista dei farmaci essenziali redatta dall'organizzazione mondiale della sanità (OMS).