07/10/2017 - I benefici dell'attività fisica nel diabete tipo 2. Novità importanti dalla ricerca italiana

Pubblicati da poco i risultati di uno studio tutto italiano (IDES-2) che mirava a comprendere se un cambiamento relativamente semplice del comportamento nei confronti dell'attività fisica quotidiana portava benefici nel diabete tipo 2.
Il cambiamento consisteva nel trascorrere meno tempo seduti e nello svolgere un'attività fisica ragionevole e alla portata di tutti, come insegnato in una sessione teorica e in 8 sedute pratiche distribuite in un anno e ripetute per 3 anni.
Rispetto ad un gruppo di controllo, chi aveva avuto un cambiamento nel proprio comportamento verso l'attività fisica ha ottenuto un calo medio della emoglobina glicata del 1%.
Da sottolineare che questo calo è praticamente identico a quello registrato con i farmaci. Questo conferma che un approccio "naturale" può conseguire risultati pari ad uno "artificiale". In molti casi però servono entrambi per raggiungere l'obiettivo individuale di emoglobina glicata (meno di 7% nella maggior parte dei soggetti e possibilmente meno di 6.5% senza ipoglicemie).
Dove sta il problema? Nel fatto che i metodi "naturali" basati sull'attenzione alla alimentazione o all'attività fisica richiedono sacrificio. Molto più graditi i metodi "naturali" facili da applicare. E da qui il grande successo dei prodotti "naturali" da inghiottire (erboristeria, omeopatia, ecc.). Poca fatica. Molta spesa. Risultati peraltro e nella maggior parte dei casi scientificamente inesistenti.
Oggi è domenica. Non abbiamo scuse per l'impossibilità a farlo. Vediamo di andare a fare più movimento. Per curare meglio e per prevenire il diabete tipo 2.

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