16/05/2017 - L'educazione terapeutica viene spesso trascurata dalle persone con diabete.
La mancata partecipazione è stata attribuita a due grandi gruppi di cause:
1) pazienti che non potevano partecipare per mancanza di tempo, difficoltà di spostamento o problemi economici; 2) pazienti che non intendevano partecipare perché non percepivano benefici, ritenevano di avere già sufficienti conoscenze o abilità oppure presentavano problemi emotivi o culturali (atteggiamenti di negazione, volontà di non rivelare ad altri la malattia, disagio a interagire in gruppo, timore di non essere all’altezza per basso livello di istruzione)
. I primi motivi sono giustificabili, anche se la mancanza di tempo in molti casi è certo discutibile. Se c'è la volontà spesso il tempo si trova.
I secondi motivi documentano ancora una volta la diffusa presunzione di sapere fare da soli e la scarsa percezione di molte persone con diabete dell'importanza del loro contributo alla cura. Come scriviamo spesso, il diabete non è la polmonite (o la meningite) in cui la persona malata assiste impotente alla lotta fra un farmaco scelto da un medico e un germe, sperando che questo sia sconfitto. Nel diabete chi fa perdere la malattia è chi ne è affetto. Lei o lui devono vincere la battaglia. Il team diabetologico è un alleato importante ma non basta. L'educazione terapeutica è irrinunciabile nel rendere la persona capace di vincere.