Da tempo viene detto e scritto che l'attività fisica è uno dei pilastri nella terapia del diabete.
I ricercatori italiani, in primis gruppi di Milano, Perugia, Roma e Verona, hanno contribuito fortemente a consolidare questa conoscenza e a dettagliare modalità e meccanismi attraverso cui l'attività fisica ha un ruolo favorevole.
Anche questo sito ha sottolineato il concetto più volte.
Nei giorni scorsi è stata pubblicata una posizione ufficiale della American Diabetes Association su questo tema, con la raccomandazione che l'attività fisica sia prescritta formalmente e in modo strutturato e personalizzato ad ogni persona con diabete (salvo i casi in cui questa non è possibile).
Bravi gli americani. Arrivano sempre primi. O quasi. La Società Italiana di Diabetologia questa raccomandazione l'ha fatta già anni fa. Il problema è che da raccomandare a implementare c'è di mezzo il mare. Un mare di limitate risorse economiche: servirebbero laureati in scienze motorie in tutti i centri diabetologici per prescrivere. Un mare di scarsa aderenza alla prescrizione da parte delle persone con diabete che non hanno molta voglia neppure di fare una semplice passeggiata, giustificandosi con la mancanza di tempo o con... il cattivo tempo.
