Uguaglianza ed equità vengono spesso usati indifferentemente in sanità ma non sono la stessa cosa. Spiegarlo non è facilissimo e forse una immagine riesce a farlo. In sintesi, un conto è l'uguaglianza nell'accesso alle cure e un conto è l'equità nel fornire salute. Questa riflessione è ispirata da due semplici conti, dettati dalla frequenza di vari ambiti in sanità.
Una gran quantità di soldi in sanità vengono spesi per curare i tumori. Giusto! Ci sono ormai più di 150 farmaci e molti di questi sono molto costosi. Un ciclo di trattamento con farmaci di ultima generazione costa centinaia di migliaia di euro per singolo paziente e ci sono cicli di terapia che arrivano a costare oltre 5 milioni di euro per paziente. Il guadagno in termini di sopravvivenza con queste terapie rispetto a quelle tradizionali (il progresso è continuo e ne siamo ovviamente contenti) è in genere di qualche mese (un guadagno di 6 mesi è considerato un grande risultato). Nessuno mette in discussione che questo si debba fare. Il problema è che ci sono patologie (ad esempio il diabete) in cui con la stessa spesa a carico del SSN si darebbero 6 mesi in più (e a volte molti mesi in più rispetto a 6) ad un numero straordinariamente più grande di persone. In altre parole con una spesa di 5 milioni di euro invece che allungare la vita di 6 mesi ad una persona (farmaco antitumorale costosissimo) o a 10 persone (farmaco antitumorale costoso) si allungherebbe la vita di 6 mesi a 10.000 persone con un farmaco che costa 500 euro all'anno. Però oggi non si fa. Ci sono norme che lo vietano. E questo viola il principio della equità. Se si somministra il farmaco antitumorale si dovrebbe somministrare anche il farmaco antidiabetico. Quei 6 mesi di vita si dovrebbero donare a tutti. Anche alle persone con diabete. Senza fare differenze.
