Continuiamo la presentazione dei farmaci per il diabete tipo 2. Oggi è la volta del pioglitazone.
Il pioglitazone è stato introdotto nella terapia del diabete circa 20 anni fa. Diversamente da altri farmaci per la cura del diabete agisce dentro la cellula, modulando l'espressione di moltissimi geni. Alcuni vengono attivati e altri vengono soppressi. L'effetto complessivo è un aumento della sensibilità alla propria insulina con conseguente calo della glicemia. Il fegato produce meno glucosio. Il muscolo scheletrico e il tessuto adiposo ne consumano di più.
Il pioglitazone ha dimostrato in vari studi che la sua efficacia nel tempo è inizialmente minore ma in seguito maggiore rispetto a quella delle sulfoniluree. Bisogna lasciargli il tempo di agire ma quando lo fa la sua capacità di controllare la glicemia dura per più anni rispetto a sulfoniluree. E quando lo si interrompe l'effetto non cessa immediatamente ma solo dopo qualche settimana.
Il pioglitazone, oltre che ridurre la glicemia, determina anche un miglioramento del profilo lipidico, soprattutto un calo dei trigliceridi e un aumento del colesterolo HDL ("buono"). Ha anche un'azione antinfiammatoria e antitrombotica.
È disponibile in pastiglie come unico principio attivo oppure associato a metformina o glimepiride. Nel primo caso va assunto una volta al giorno. Quando è associato ad altri farmaci in genere è assunto a colazione e a cena.
Il pioglitazone ha dimostrato benefici cardiovascolari importanti nei soggetti con pregresso infarto o ictus, anche in quelli senza il diabete. Nei diabetici con pregresso infarto o ictus quindi il pioglitazone è particolarmente indicato e infatti è raccomandato dalle società scientifiche, ivi compresa la società italiana di diabetologia.
Per il suo meccanismo d'azione il pioglitazone determina un aumento di peso (in media 2-4 kg) e a volte la comparsa di lieve gonfiore (edema) alle caviglie. Il suo uso cronico si associa ad un aumentato rischio di scompenso cardiaco (circa un caso in più ogni 1000 persone trattate per anno rispetto ad altre terapie) e quindi non va usato nei soggetti che hanno una ridotta funzione di pompa del cuore. Nelle donne aumenta lievemente il rischio di piccole fratture spontanee (circa un caso in più ogni 3000 persone trattate per anno). Un aumentato rischio di tumore della vescica nei soggetti trattati con pioglitazone di cui è stato scritto anni fa non è stato confermato in studi più recenti.
Come per tutti i farmaci, il pioglitazone va usato nel modo giusto e nelle persone giuste.
