18/05/2017 - Basta con le discriminazioni nell'accesso alle cure per le persone con diabete.

È paradossale che a fronte di una legge di cui quest'anno ricorre il trentennale (legge 115/87) e di un Piano Nazionale Diabete deliberato nel 2012 (quest'anno ricorre il quinquennale) siano sempre più frequenti le discriminazioni subite dalle persone con diabete. Non c'è equità nell'accesso ai Centri di Diabetologia, nonostante la consolidata dimostrazione che chi ne è assistito vive più a lungo. Non c'è equità nell'accesso alle cure migliori e più moderne (farmaci, dispositivi, ecc) perché ci sono restrizioni, tutte senza alcuna giustificazione clinica ma dettate solo dal contenimento della spesa.
Tutto ciò dipende in larga misura dal fatto che il diabete non viene percepito come una malattia potenzialmente grave e dalla convinzione, purtroppo diffusa anche fra i medici, oltre che fra chi alloca le risorse in sanità, che le persone con diabete tipo 2 hanno la malattia perché non hanno avuto uno stile di vita salutare. Anche ammesso che sia così (e spesso non è così e in ogni caso quello stesso stile di vita poco salutare lo hanno quasi tutti gli italiani) che dire di chi ha contratto l'epatite o la AIDS drogandosi o il cancro del polmone fumando: vogliamo smettere di curarli? E che dire di chi è uscito di strada per eccesso di velocità: non lo soccorriamo? Ovviamente non è così. A tutti questi, e a tutti coloro che hanno una malattia attribuibile in parte ad un loro comportamento, dobbiamo garantire tutto quanto è possibile e le cure migliori. Lo stesso deve accadere per le persone con il diabete. Basta con le discriminazioni basate sull'ignoranza o sui pregiudizi. Che le persone con diabete urlino al cielo che meritano di ricevere quanto ricevono tutti gli altri. Nulla di più ma nulla di meno. È una questione di equità.

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